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Giuseppe
Garibaldi
MEMORIE
Pagg. 414 – € 19,00 -
ISBN 88-7953-157-3
«PREFAZIONE
ALLE MIE MEMORIE
3 luglio 1872
Vita tempestosa, composta di bene e di male, come credo della maggior parte
delle genti. Coscienza d’aver cercato il bene sempre, per me e per i miei
simili. E se ho fatto il male qualche volta, certo lo feci involontariamente.
Odiatore della tirannide e della menzogna, col profondo convincimento esser
con esse l’origine principale dei mali e della corruzione del genere umano.
Repubblicano quindi, essendo questo il sistema della gente onesta, sistema
normale voluto dai più, e per conseguenza non imposto colla violenza
e coll’impostura. Tollerante e non esclusivista, non capace d’imporre per
forza il mio repubblicanismo; per esempio agli inglesi, se essi sono contenti
col governo della regina Vittoria. E contenti che siano, repubblicano deve
considerarsi il loro governo. Repubblicano, ma sempre più convinto
della necessità d’una dittatura onesta e temporaria a capo di quelle
nazioni, che, come la Francia, la Spagna e l’Italia, sono vittime del bizantismo
il più pernicioso.
Tutto quanto ho narrato nelle mie memorie può servir alla storia.
Della maggior parte dei fatti io fui testimonio oculare.
Fui largo di lodi ai morti, caduti sui campi di battaglia della libertà.
Lodai meno i vivi, massime i miei congiunti. E quando spinto da giusto
rancore contro chi m’offese, io ho cercato di placare il mio risentimento,
pria di parlare dell’offesa e dell’offensore.
In ogni mio scritto io ho sempre attaccato il pretismo più particolarmente,
perché in esso ho sempre creduto trovare il puntello d’ogni despotismo,
d’ogni vizio, d’ogni corruzione.
Il prete è la personificazione della menzogna, il mentitore è
ladro, il ladro è assassino, e potrei trovare al prete una serie
d’infami corollari.
Molta gente, ed io con questa, ci figuriamo di poter sanare il mondo dalla
lebbra pretina coll’istruzione. Ma non sono istruiti gli uomini del privilegio
governanti il mondo, che lo mantengono lupanare?
«Libertà per tutti», si vocifera nel mondo; e si osserva
tale massima anche tra i popoli meglio governati. Quindi libertà
per i ladri, per gli assassini, le zanzare, le vipere, i preti! E cotesta
ultima nera genìa, gramigna contagiosa dell’umanità, cariatide
dei troni, puzzolente ancora di carne umana bruciata, ove signoreggia la
tirannide, si siede fra i servi e conta nella loro affamata turba. Ma nei
paesi liberi, essa presume a libertà, e non vuol altro; non protezione
fuori della legge, non sussidii, la libertà basta al rettile; dei
cretini e delle beghine non difetta il mondo; dei birbanti interessati
al cretinismo ed alle superstizioni delle masse v’è sempre abbondanza!
Sarò accusato di pessimismo; ma mi perdoni chi ha la pazienza di
leggermi: oggi entro ne’ miei 65 anni, ed avendo creduto per la maggior
parte della mia vita ad un miglioramento umano, sono amareggiato nel veder
tanti malanni e tanta corruzione in questo sedicente secolo civile.
Non essendo un fior di memoria, ho forse dimenticato di nominare alcuni
uomini cari e meritevoli.
Fra i chirurghi che da Montevideo a Dijon divisero meco le fatiche delle
campagne militari, io ricorderò i seguenti: Odicini, chirurgo della
legione di Montevideo, valse molto ai militi nostri concittadini per l’abilità
non comune nella professione sua.
Ripari, amico mio carissimo, fu mio compagno a Roma (1849), ove curommi
d’una ferita. Chirurgo in capo nella spedizione dei Mille adempì
col patriottismo e l’abilità che lo distinguono al difficile e nobile
incarico.
Ad Aspromonte io dovetti la conservazione del mio piede destro, e forse
della vita, alle cure gentili dei chirurghi Ripari, Basile ed Albanese.
Bertani fu chirurgo in capo delle forze da me comandate nel ’59 e ’66,
e credo incontestabile la somma sua abilità come capo e come chirurgo.
Anche nel ’67 egli si distinse nella sventurata pugna di Mentana.
I distintissimi professori Partridge, Nélaton e Pirogoff, col loro
generoso interesse alla pericolosa mia situazione, provarono che il vero
merito, la scienza vera, non distingue confini nella famiglia umana. Ai
cari dottori Prandina, Cipriani, Riboli io devo pure una parola di gratitudine,
siccome al dottore Pastore.
Il dottor Riboli in Francia, chirurgo capo dell’esercito dei Vosgi, fu
contrariato da indisposizione seria ed accanita. Nondimeno, egli non mancò
di prestare opera utilissima.
Nell’apprezzamento del merito individuale d’ognuno che mi fu compagno,
non pretendo certo all’infallibilità, e se commisi errore, ripeto,
fu involontariamente.
Che la società odierna sia in uno stato normale, lo lascio giudicare
agli uomini di senno (4 luglio 1872).
Gli uragani non hanno spazzato ancora l’atmosfera appestata dal puzzo dei
cadaveri, e già si pensa alla rivincita. Le genti sono afflitte
da malanni d’ogni specie: carestie, inondazioni, colera; che importa!,
tutti s’armano sino ai denti, tutti son soldati! Il prete! Ah!, questo
è il vero flagello di Dio! In Italia esso mantiene un governo codardo
in una umiliazione la più degradante, e si ritempra nella corruzione,
e nelle miserie del popolo! In Francia, esso spinge alla guerra quella
sventurata nazione! Ed in Spagna peggio ancora: spinge alla guerra civile,
capitanando bande di fanatici e seminando lo sterminio dovunque!
Amanti della pace, del diritto, della giustizia, è forza nonostante
concludere coll’assioma d’un generale americano: “La guerra es la verdadera
vida del hombre!”.
Giuseppe
Garibaldi»
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GIUSEPPE GARIBALDI (Nizza 1807-Caprera
1882) scrisse inoltre due romanzi storici, Il
governo dei preti (1870) e Cantoni il volontario (1870),
entrambi ripubblicati dalla Kaos edizioni nel 2006.
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