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Milano,
21 novembre 1994: Antonio D’Adamo deposita dal notaio uno stranissimo
“testamento” che tira in ballo Antonio Di Pietro; come dimostra la lettera
acclusa, il documento in realtà è destinato al «mio
amico dott. Silvio Berlusconi». Lo stesso giorno, 21 novembre 1994,
il consiglio di am- ministrazione della SII (società edile
di D’Adamo) delibera il ripianamento di perdite stimate in oltre 21 miliardi
contando su un intervento della società libica ITI; pochi giorni
dopo, il 12 dicembre 1994, la ITI diventa azionista della SII con un primo
versamento di 8 miliardi.
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Arcore,
19 settembre 1995: l’on. Silvio Berlusconi scrive una lettera a Mousa Kousa,
esponente del regime libico, richiedendo «un intervento per il nostro
comune amico D’Adamo», e cioè «un ulteriore contributo
di capitale... necessario e urgente» da parte della società
libica ITI in favore della SII di D’Adamo; «La prego di significare
a Sua Eccellenza [il colonnello Gheddafi, ndr] la mia stima e la
mia amicizia più sincere», conclude la sua missiva l’on. Berlusconi.
E il successivo 12 gennaio 1996 i libici della ITI rinunciano
a un credito verso la SII di oltre 4 miliardi...
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